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IL RUOLO DEI COMPILATORI NELLE ARCHITETTURE RICONFIGURABILI
L'hardware riconfigurabile è di fatti una realtà in continua evoluzione e crescita. I dispositivi FPGA trovano sempre maggior impiego nelle diverse realtà tecnologiche, quali ad esempio datacenter e IoT. La riconfigurazione dell'hardware comporta diversi vantaggi in termini prestazionali. Infatti un FPGA può essere programmato in due modi diversi tali da consentire di rispettare gli stessi requisiti funzionali con performance diverse. Tra queste gioca un ruolo fondamentale il consumo di potenza, argomento ampiamente di attualità visto l'utilizzo sempre più frequente e frenetico di dispositivi mobili che necessitano di un'alimentazione tale da garantirne l'uso per almeno un'intera giornata. Tra le possibilità che un FPGA offre, in base alla sua caratteristica di riconfigurabilità, c'è quella di progettare un'architettura fortemente dinamica capace di riconfigurarsi continuamente in base al tipo di applicazione che deve essere processata. Semplificando con un esempio, si pensi alla possibilità di avere un elemento di processamento che si comporti come una GPU quando si elaborano applicazioni fortemente grafiche e come un processore in caso di elaborazioni che richiedono più logica di controllo che processamento massivo. Affinché tale architettura possa essere realizzata è necessario prevedere un meccanismo capace di collegare la parte software delle diverse applicazioni con quella hardware che è riconfigurabile. Tale strato è identificabile attraverso un compilatore che deve essere capace di tradurre nella maniera corretta ed ottimizzata le applicazioni in codice macchina, interpretabile dall'architettura sottostante che essendo riconfigurabile cambierà di volta in volta. Esistono delle toolchain di compilatori che consentono la realizzazione di questo modello. Tali toolchain prevedono sostanzialmente due componenti fondamentali che sono la parte di front-end e quella di back-end. In particolare, la prima consente la traduzione del codice sorgente in un linguaggio di rappresentazione intermedia, definito in genere dalla toolchain stessa. In questo modo è possibile ottenere la stessa rappresentazione per sorgenti provenienti da linguaggi di programmazione differenti. Ovviamente è necessario che la toolchain preveda un compilatore di front-end per ognuno dei linguaggi di programmazione sorgenti supportati. La parte di back-end invece, partendo dalla rappresentazione intermedia che viene prodotta dal componente di front-end, deve produrre del linguaggio macchina (sequenze di bit!) interpretabile dall'architettura sottostante. Dal momento che la nostra architettura è di tipo riconfigurabile è necessario implementare la parte di back-end del compilatore in maniera parametrica, ovvero capace di conoscere di volta in volta i parametri che descrivono in modo completo l'architettura per cui deve essere prodotto il codice macchina. Le piattaforme eterogenee e le architetture riconfigurabili saranno probabilmente la nuova frontiera da perseguire per ottimizzare le performance nei sistemi di elaborazione. Pertanto, in un certo senso, l'oggettiva distanza che esiste tra hardware e software potrebbe ridursi attraverso l'implementazione di piattaforme che richiedono hardware descritto via software e software tradotto in base all'hardware sottostante.
LA DASIR TECH AL 4°MEETING NAZIONALE DI ASSORETIPMI
Il 6 Maggio 2016 è certamente una data da aggiungere al “diario di bordo” della Dasir Tech. Il 4°Meeting Nazionale di ASSORETIPMI, svoltosi all’Auditorium Seraphicum di Roma lo scorso venerdì, si è rivelato infatti un successo che ha superato di gran lunga le aspettative della giovane azienda informatica, sponsor dell’evento. Elemento di svolta, che ha permesso di ingranare una marcia in più a questa partecipazione, è stato l’intervento, nel corso del meeting, dell’ing. Salvatore Rullo, Founder&CEO Dasir; un’orazione che ha saputo distinguersi, guadagnando l’attenzione ed il consenso dei partecipanti. Il tratto distintivo è stata l’impostazione data alla presentazione dell’azienda, prevista da programma. L’intervento dell’ing. Rullo non è stato incentrato sui servizi offerti dalla propria azienda, non ha quindi assunto un tono promozionale, bensì ha raccontato una storia; l’esperienza, gli ideali che spingono un Manager di un colosso Multinazionale come HP a mollare tutto, a reinventarsi imprenditore e tornare nella propria città natale con un obiettivo: fare qualcosa per il Sud, creare un’azienda nella propria terra che fosse di riferimento per i neolaureati, combattere la fuga di cervelli, puntando su Ricerca&Innovazione. Il discorso si è poi spostato sui valori alla base della Dasir Tech: team working, passione, entusiasmo, umiltà, competenza, meritocrazia… pilastri che sorreggono, dalla nascita, questa realtà lavorativa. L’evento, brillantemente organizzato da Eugenio Ferrari e Monica Franco, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, si è rivelato un successo, sia per l’elevato numero di partecipanti, sia per la qualità degli interventi prodotti da personalità di spicco nell’ambito delle imprese e delle reti di imprese. La grande professionalità e consapevolezza nella gestione dell’evento hanno contribuito a renderlo una piacevole esperienza, sicuramente da ripetere. Tirando le somme, questo meeting è stato per la Dasir Tech un’importante occasione per impostare nuove collaborazioni e generare nuovi contatti. Una cosa è certa, ora molte più persone conoscono la Dasir Tech, i suoi valori, la sua storia. Non ci resta che darci un arrivederci al prossimo anno, per il “5°Meeting Nazionale di ASSORETIPMI”.
WORDSMITH, IL SOFTWARE CHE AUTOGENERA ARTICOLI
I robot stanno diventando sempre più presenti nella nostra vita quotidiana...Chi avrebbe mai pensato che un software sarebbe stato in grado di sostituire le persone nella creazione di articoli? Ma oltre a rappresentare un aiuto reale, ora rischiano di diventare addirittura una minaccia. La compagnia tecnologica Automated Insights sta sviluppando il software Wordsmith Beta, che sarebbe in grado di scrivere articoli giornalistici al posto degli uomini. Detto in poche parole, la figura del giornalista potrebbe essere sostituita da un robot “scrittore”. Wordsmith è un programma che si basa sull’intelligenza artificiale per generare articoli o recensioni personalizzabili. L’idea alla base di Wordsmith è quella di creare articoli e recensioni, candidandosi ad un vero e proprio programma in grado di sostituire i giornalisti e gli scrittori. Ma qual è il principio di funzionamento di Wordsmith? L’azienda creatrice ha sfruttato i notevoli passi avanti realizzati dall’intelligenza artificiale. Basti pensare, non a caso, al supercomputer Watson di IBM, in grado di analizzare immense moli di dati e riuscire a imparare delle stesse. Di fatto, Wordsmith sembra essere una piattaforma “intelligente” in grado di generare articoli e recensioni personalizzabili. Tuttavia, entrando all’interno del sito della società creatrice, si scopre che Wordsmith deve aver alcuni dati di partenza. Grazie a fonti solide, il programma è in grado di autogenerare testi. Tuttavia, il secondo passaggio richiede sempre un intervento umano. Infatti, Wordsmith richiede un passaggio intermedio in cui personalizzare il testo e lo stile di scrittura. Se da un lato questo nuovo software che non può ancora competere con i giornalisti e gli scrittori, dall’altro rappresenta un importante strumento per automatizzare una parte del processo, soprattutto quando vi sono importanti moli di dati da analizzare. Possiamo dire con certezza che la creazione di un programma di scrittura completamente automatizzata in grado di sostituire l’uomo è ancora un’utopia. Scrivere un testo è un’azione complessa per un computer e riuscire ad emulare il linguaggio, lo stile di scrittura ed il pensiero sembra essere veramente impossibile, perché nessun robot può riversare su quello che scrive le proprie emozioni, trovandosi logicamente impossibilitato a provarle. Il robot finora è stato impiegato in articoli statistici e finanziari, ed ora la società sta pensando di allargare i propri orizzonti. I ricercatori della compagnia informatica Automated Insights, stanno sviluppando un modello per creare articoli molto più complessi e incentrati sulle più disparate tematiche di attualità, introducendo attraverso tecniche basate sull’ intelligenza artificiale un alto grado di personalizzazione nella stesura del testo, facendo percepire al lettore le sensazioni ed emozioni del “giornalista”. Secondo uno studio condotto dal ricercatore Christer Clerwall, le persone tenderebbero mediamente a non distinguere tra un articolo prodotto da Wodrsmith Beta e uno scritto invece da un giornalista in carne ed ossa, il che getta inquietanti dubbi sulla nostra assuefazione alla tecnologia e su quanto i versanti strettamente teorici finiranno per prevalere presto sulla nostra componente emotiva.
“NATIK”: IL PROGETTO DI RICERCA NATO PER DETERMINARE LA FATTIBILITÀ DI DATA CENTER SOTTOMARINI.
Redmond, casa Microsoft, siamo nei primi mesi del 2013. Ad alcuni dipendenti del settore Ricerca & Sviluppo del colosso dei servers, viene in mente l’idea di realizzare dei data center sottomarini. Potrebbe sembrare una pazzia o uno scherzo…invece nel 2014 parte lo sviluppo del primo prototipo di “Natik” e ad Agosto del 2015 il primo test. I data center del futuro potrebbero vivere sott’acqua non solo perché è l’habitat ideale per questo tipo di tecnologia ma anche perché ci sarebbe il vantaggio di rendere le infrastrutture più vicine in termine geografici agli utilizzatori finali. Oggi siamo abituati ad utilizzare svariati tipi di componenti elettronici e sappiamo bene che quando sono sotto stress e li mettiamo a lavorare intensamente, smartphones, notebook e dispositivi vari iniziano ad aumentare la loro temperatura. Ora pensate ai data center in cui ci sono migliaia di dispositivi che vanno a pieno regime, è ovvio che questi hanno bisogno di un sistema di raffreddamento che abbassi la temperatura ambientale ed è proprio questo il problema principale di un data center. Posizionando i data center in fondo al mare si può dire addio all’aria condizionata e con delle turbine che sfruttano i movimenti dell’acqua si può realizzare il raffreddamento con energia pulita, rinnovabile a costo zero! Il colosso di Redmond oggi gestisce un parco data center che va oltre le cento unità e ha spende in manutenzione ogni anno circa 15 miliardi di dollari per un sistema globale che offre oltre tantissimi servizi online in tutto il mondo. In questo modo si può abbassare il primario costo di un data center. Natik è una capsula d’acciaio di circa due metri e mezzo di diametro che è stata immersa a largo della costa Californiana, funzionando per oltre 100 giorni, sorprendendo gli stessi ingegneri che l’avevano progettata. L’utilizzo di data center subacquei avrebbe anche benefici logistici, oltre che quelli relativi alla temperatura. La maggior parte della popolazione, infatti, vive generalmente lontana dai server, che sono localizzati in zone poco popolate e quindi a bassa densità. Posizionare i data center nell’oceano e quindi più vicino ai centri abitati, aumenterebbe la velocità di trasferimento dei dati e anche della navigazione in rete degli utenti (oltre che dalla propria connessione dipende anche dal tempo di risposta del server). Anche le tempistiche sulla realizzazione e la posa in opera di un nuovo impianto sarebbero di gran lunga più vantaggiosi, infatti per costruire una capsula marina, servirebbero circa 90 giorni, contro i due anni necessari per la realizzazione di un data center “classico”. Non mancano all'orizzonte molti ostacoli che i ricercatori di Microsoft tenteranno di superare. Uno tra tutti la difficoltà di manutenzione da parte di operatori umani: per questo motivo le capsule dovrebbero essere in grado di rimanere al 100% operative senza manutenzione diretta per almeno 5 anni. Non mancano interrogativi sull'impatto ambientale che un'operazione del genere potrebbe comportare, soprattutto riguardo il riscaldamento dell'ambiente marino. Secondo i primi test condotti da Microsoft, le capsule genererebbero solo un "quantitativo estremamente piccolo" di calore, poiché l'energia che utilizzano è quella delle correnti marine e non ci sarebbe dispersione di calore, a parte quella legata alla conversione dell'energia. I ricercatori dell'azienda hanno anche registrato con sensori acustici che il ticchettio delle testine dei dischi e il fruscio delle ventole è sovrastato dal rumore di un singolo gamberetto che nuota vicino la capsula. Di seguito il link ufficiale del progetto per chi volesse approfondire e curiosare sull’argomento: http://natick.research.microsoft.com/
DASIR TECH SPONSOR DELLA GIORNATA NAZIONALE DELLE RETI DI IMPRESA
ASSORETIPMI è l’associazione nazionale indipendente di Imprenditori, Reti di Imprese, Professionisti, Manager di Rete e tutte le persone interessate allo sviluppo dell'aggregazione nata dal social network LinkedIn, all'interno del Gruppo RETI DI IMPRESE PMI, che conta oggi oltre 26.000 membri. Giunto alla quarta edizione, l’associazione promuove “la Giornata Nazionale delle Reti di Impresa”, un meeting ricco di testimonianze e di esperti su innovazione e cambiamento della società, sulle Reti d'Impresa e sulle relazioni umane e professionali. All'evento sono previste circa 500 aziende provenienti da tutta Italia, che dedicheranno l'intera giornata ad esplorare ed approfondire le nuove modalità e gli strumenti più efficaci per creare alleanze strategiche e vincenti. Anche la Dasir Tech sarà presente al meeting, partecipando come sponsor ufficiale dell'evento. Durante la giornata si alterneranno vari interventi dei numerosi imprenditori italiani presenti. E proprio sul tema dell’innovazione sarà incentrato l’intervento di Salvatore Rullo, CEO della Dasir Tech, il quale presenterà l’innovativo prodotto software in ambito sportivo firmato Dasir Tech: Speffy, il motore di ricerca per palestre, centri sportivi e spa. L’appuntamento al Meeting è il 6 Maggio 2016, a Roma, presso Auditorium "Seraphicum".
COMMODORE 64... “I'LL BE BACK”
“I’ll be back” (Tornerò). Prendo in prestito una mitica frase di Schwarzenegger per descrivere il ritorno di un mito come il Commodore 64. Il Commodore 64 fu uno dei primi personal computer ad entrare nelle case di tutti; il segreto del successo era dovuto al prezzo contenuto e alla facilità d’installazione: tutti sanno collegare 2 cavi. Per utilizzarlo bastava accendere la tv e fare la ricerca delle frequenze, mettere una cassetta nel mangianastri, lanciare un programma o un gioco (io ricordo nostalgicamente quello dei Motocross) ed aspettare una mezz’oretta per l’avvio. Dopo il primo fallimento di Commodore, il famoso personal computer sembrava rinato grazie alla nuova Commodore USA, azienda che nel 2012 aveva pensato di riproporre il buon vecchio C64 con un hardware di nuova generazione e puntando su Commodore OS Vision, una distribuzione basata su Linux Mint come sistema operativo preinstallato e non il buon vecchio Basic disponibile comunque nella distribuzione grazie ad un’emulatore dedicato. A quanto pare Commodore USA ha terminato la commercializzazione dei nuovi C64 nei primi mesi del 2013, il nuovo Commodore C64 basato su Linux non è riuscito a riavere il successo riscontrato negli anni 80. A riproporre ancora una volta il mitico Commodore 64 ci pensa niente meno che Amibyte, un’azienda produttrice italiana che ha deciso di riportare in vita il C64 includendo hardware di nuova generazione e offrendo agli utenti la possibilità di poter scegliere quale sistema operativo preinstallare nel personal computer. Attualmente il nuovo Commodore C64x made in Italy è disponibile nella versione Barebone con il case in stile C64 ed una configurazione che prevede un processore AMD APU A8 o A10 oppure con processori Intel Atom o ancora Core i3, i5 o i7 dotato di lettore / masterizzatore CD/DVD o Blu Ray, Card Reader ecc. I nuovi Commodore 64 prodotti da Amibyte vengono rilasciati con Commodore OS Vision oppure opzionalmente con Microsoft Windows il tutto a partire da 649 Euro fino ad arrivare ai 1299 Euro per il C64x con Intel Core i7. Alla fine è tornato!
E’ UFFICIALE: IL WWDC16 DI APPLE SI TERRA DAL 13 AL 17 GIUGNO A SAN FRANCISCO
Il prossimo WWDC di Apple si terrà dal 13 al 17 Giugno a San Francisco. A confermarlo ufficialmente è l’assistente vocale di Apple, SIRI, che alla precisa richiesta di informazioni in merito alla conferenza mondiale degli sviluppatori di Apple risponde: “Il prossimo WWDC di terrà dal 13 al 17 giugno a San Francisco. Evvai!”. Sede dell’evento sarà il Moscone West, già “prenotato” da Apple da diversi mesi. Con molta probabilità, nelle prossime ore, potrebbe arrivare anche una conferma ufficiale anche direttamente da Apple che aprirà la vendita dei biglietti di ingresso che verranno venduti a 1599 dollari! Nel corso del WWDC sono attese novità per quanto riguarda le piattaforme operative di Apple: iOS 10, tvOS, watchOS ed OS X che potrebbe essere chiamato nuovamente MacOS. Ipotizzabile anche l'arrivo di qualche novità hardware, in modo particolare riguardante proprio il settore Mac. Ecco il link ufficiale di Apple: https://developer.apple.com/news/?id=04182016a
YOUTUBE LAVORA AD UN NUOVO SERVIZIO DI STREAMING LIVE
Google starebbe lavorando ad una nuova app chiamata YouTube Connect, che permetterebbe agli utenti di avviare lo streaming live dei loro contenuti. YouTube Connect è la risposta di Google ai vari Periscope e Facebook Live e permetterà agli utenti di avviare trasmissioni video live su YouTube e direttamente dallo smartphone. Era solo una questione di tempo prima che Google lanciasse un servizio di questo tipo, visto anche il successo della nuova funzione Facebook Live del famoso social network. Secondo le prime informazioni, YouTube Connect avrà le stesse funzionalità che già si trovano su Periscope e Facebook Live: l’utente avvia il video live dal proprio smartphone iOS/Android, gli spettatori potranno collegarsi e commentare in diretta quanto stanno vedendo. Il video potrà poi essere salvato su YouTube. Inoltre, queste trasmissioni live sarebbero visibili non solo dall’app, ma anche da YouTube web, sia mobile che desktop.
SI CHIAMA "ILI": IL TRADUTTORE UNIVERSALE IN TEMPO REALE.
Tra le invenzioni presentate al Ces 2016, ve n’è stata una, “ili”, che è passata un po’ in sordina, forse a causa del nome un po’ anonimo attribuitogli dagli sviluppatori. Eppure il traduttore universale in tempo reale “ili” ha meritato decisamente l’l’Innovation Award che ha conquistato al Ces 2016 di Las Vegas. Com’è fatto? Ili, dal punto di vista funzionale, ricorda un po’ il traduttore universale che i membri dell’Enterprise (Star Trek) indossavano al collo quando scendevano in esplorazione sui vari mondi abitati da razze autoctone ed è fatto come una piccola bacchetta munita di un unico pulsante. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=B6ngM0LHxuU[/youtube] Premendo il pulsante e parlando, si ottiene – al momento – la traduzione dall’inglese al giapponese (e, ovviamente, viceversa) in modo piuttosto efficace e naturale: nel filmato di presentazione, infatti, si vede un giovane inglese abbordare delle giovani fanciulle giapponesi di Tokyo (alla fine, con successo) avvalendosi proprio delle facoltà ‘traduttorie’ di “ili”. Sul sito ufficiale dell’azienda sviluppatrice, la start-up “iamili”, si comunica che il traduttore universale “ili” verrà commercializzato tra Maggio e Giugno 2016 ad un prezzo ritenuto “alla portata di tutti” (anche se non vengono dette cifre precise) col supporto a inglese, giapponese e cinese. In seguito, dovrebbe arrivare un aggiornamento del firmware – attraverso la microUSB alla base di ili – che ne abiliterà anche le traduzioni in thailandese, coreano e nella lingua dell’Amour, il francese. L’ultimo step, per i creatori di "ili”, dovrebbe prevedere anche l’implementazione dell’arabo, dello spagnolo e, soprattutto, dell’italiano. Anche sull’autonomia del traduttore infine, non sono stati forniti molti dettagli anche se è lecito pensare che possa essere cospicua: Ili, infatti, non ha bisogno di una connessione per funzionare. Il dizionario, il meccanismo di riconoscimento e di sintesi vocale sono tutti integrati in questo singolare gadget tecnologico. Con ili, sarà possibile viaggiare e farsi capire, anche nei posti in cui gli smartphone non son ammessi, da chiunque. Anche se non si è avuto il tempo di imparare una nuova lingua (prassi sempre consigliabile, anche secondo Zuckerberg che, nel 2015, s’era imposto di imparare il mandarino). PARERE PERSONALE Il video di presentazione di ili è davvero molto divertente e rende benissimo il concetto di strumento per abbattere le barriere linguistiche in ogni parte del mondo. L'ideale sarebbe, come già detto, imparare le lingue ma, in mancanza di tempo, anche un device simile potrebbe rivelarsi utile. Unica perplessità da parte mia, è quella della qualità della traduzione: per tradurre bene nella lingua di destinazione, dovresti anche già pensare in quella lingua. Se, invece, pensi in italiano, per esempio, e traduci in inglese, il traduttore automatico potrebbe non esser capace di rendere bene i “modi di dire” tipici inglesi. Con tutti gli equivoci del caso che alzerebbero, anziché abbassare, le barriere linguistiche.








