Il Personal Branding su Linkedin sta acquisendo con il passare del tempo sempre più importanza…bisogna fare attenzione però alle informazioni che scriviamo su di noi. Tre lauree, diplomi a non finire e master prestigiosi. Si sa, su Linkedin si legge di tutto e di più, ma sappiate che non sempre quello che trovate scritto sul social network focalizzato sull’ambito lavorativo riflette la realtà dei fatti. E’ facile imbattersi in descrizioni false per aumentare la possibilità di essere più “attraente” nei confronti di un potenziale nuovo superiore o, più semplicemente, per ottimizzare la propria stima nei confronti degli altri. Sappiate che d’ora in poi le cose stanno per cambiare! La piattaforma basata sul business ha comprato un collaudatissimo sistema di controllo dei fatti interattivo che metterà tutti d’accordo. Questo sistema sottoporrà il vostro profilo ad una specie di macchina della verità. Ad esempio, se scrivete che avete “vinto il secondo premio in un concorso di bellezza”, il sistema verificherà i risultati del concorso e vi chiederà maggiori informazioni qualora non fosse in grado di controllare al momento stesso se le vostre dichiarazioni sono giuste. Se viene fuori che, in realtà, non avete nessun premio in quel concorso di bellezza, il sistema vi esorterà automaticamente a non pubblicare la falsa informazione. Tuttavia questa macchina della verità non sarà perfetta: è poco probabile che ogni Università darà il libero accesso a Linkedin per verificare se, effettivamente, avete ottenuto il diploma o la laurea in quella o quell’altra facoltà, ma almeno il sistema mostra di essere intenzionato a ridurre al massimo la diffusione di falsità. La crescita del valore del Personal Branding viene rafforzata anche a seguito di un’indagine condotta da Linkedin stesso, “New Norms@Work”, realizzata in 19 paesi su un campione di 15.075 lavoratori a tempo pieno dai 18 anni in su. Dall’indagine emerge che un lavoratore su tre pensa che sia importante separare i profili dei social network professionali da quelli personali, mentre gli esponenti della "generazione Y" danno sempre più importanza alla propria “personal image”, ovvero all'immagine che si trasmette in ambiente lavorativo, non più solo "offline" ma anche "online", cambiando più spesso l'immagine del profilo e diventando il gruppo demografico più visualizzato su Linkedin. Tutti i dati emersi della ricerca li trovate nell’immagine in basso:
E ora? Rivediamo il nostro profilo Linkedin?



